Perché confrontarsi con le proprie paure è difficile

Viaggiarsi dentro non è una cosa da tutti.

Spesso si rimane così come si è. Non si va oltre quelle ombre oscure perché come è comprensibile che sia, fa paura vedere ciò che inevitabilmente porta a galla emozioni e stati d’animo forse anche troppo forti da gestire.

Vale davvero la pena di tenere tutto dentro?

Evidentemente no. Ma ogni essere umano deve cercare le proprie verità quando e come crede.

C’è chi trova giovamento da una semplice meditazione, dallo yoga, da un libro, dalla musica o in tante svariate modalità che sentiamo ci rappresentano e che in qualche modo ci sollevano il morale e alleggeriscono la nostra mente.

Confrontarsi con le proprie paure e con i propri limiti é di per se un compito arduo. Spesso accantoniamo i problemi del nostro essere per la difficoltà di capirli ma sopratutto perché mettendosi a nudo emergono parti di noi che facciamo fatica a mostrare alle altre persone.

Impariamo ad accettare tutto ciò che ha fatto parte della nostra vita, che sia qualcosa di positivo che di negativo. Analizziamo le situazioni per capire quale parte di noi é emersa e se davvero ci identifichiamo nella modalità in cui abbiamo gestito la situazione, che si tratti di un diverbio o di un limite della nostra mente.

Un aspetto che ha sempre fatto parte del mio carattere é il CONTROLLO.

Controllo sulle persone e sulle situazioni. Soprattutto per il primo caso ho compreso come il desiderio di avere tutto sotto controllo nasce dalla paura di perdere le persone. E questo, inevitabilmente, si ricollega ad un passato in cui da bambina non avevo stabilità affettiva.

Abbandonare questa paura e il desiderio di controllo, significherebbe perdere molte mie certezze mentali e materiali ma in realtà mi mostrerebbe per come realmente sono. Ovvero una persona desiderosa di amare incondizionatamente senza paure di essere rifiutata e abbandonata.

Il controllo è solo un’etichetta che mi sono cucita addosso. Vivrei sicuramente meglio senza l’esigenza costante di avere sempre il “potere” sulle persone.

Individuate una vostra paura o un vostro limite e guardatelo inizialmente dall’esterno. Poi come un giudice di voi stessi analizzatela senza sensi di colpa o giudizio e chiedetevi:

Chi sono io senza questa paura/limite?

Cercate la parte più autentica di voi stessi, non abbiate paura. Sotto un muro di corazze si trova la nostra vera essenza.

Rimarrete stupiti di quanta bellezza si nasconde dentro ognuno di noi.

Perché la via d’uscita è Viaggiarsi Dentro.

La paura è solo un limite della nostra mente. Oltre la paura si trova l’Amore.

La separazione dei genitori vista dagli occhi di un bambino

I rapporti finiscono. Papà e mamma non si vogliono più bene. Litigano sempre, urlano, si dicono brutte parole e ogni tanto papà picchia la mamma. Finalmente io e la mamma andiamo in una nuova casa, ho quasi 8 anni e vivo principalmente con lei, ogni tanto dormo dalla zia, dalla nonna, un’po dal papa anche se non so perchè quando dormo da lui ho sempre mal di stomaco e digrigno i denti.

Quando è ora di stare con papà mi sento a disagio, lui parla della mamma con la sua nuova compagna e lo sento pronunciare parole infelici e piene di rabbia. Ogni tanto passa verso di me e mi chiede dove siamo state, io e la mamma, lo scorso week end, ma sopratutto ci tiene a sapere se con noi c’era qualcun’altro. Ho quasi paura a rispondere perchè voglio difendere mia mamma, so che se dico la verità lui cercherà di farle del male.

Voglio bene al mio papà anche se quando stava ancora con la mamma tornava a casa ubriaco e si metteva ad urlare. Ricordo bene una sera, era tardi, lui non era ancora rientrato in casa, io e la mamma stavamo guardando la tv quando ad un certo punto sentiamo sbattere la porta del garage. Era rientrato. La mamma mi ha preso velocemente per mano e ci siamo nascoste dietro la porta in camera. Da li non ricordo più nulla. Ho ancora vivido il ricordo del rumore della porta che sbatte e dei passi pesanti di mio padre mentre saliva le scale. Il mio cuore batteva fortissimo.

Voglio bene anche a mia mamma anche se quando stava ancora con mio papà spesso mi picchiava anche per motivi banali. Non ho ricevuto molto affetto da parte sua ma nonostante questo era l’unica persona con la quale mi sentivo al sicuro. Sapevo che qualsiasi cosa fosse successa lei era vicino a me. E’sempre stata molto severa con me, avevo sempre paura di fare qualcosa di sbagliato.

I miei genitori mi hanno cresciuto come meglio potevano, apparentemente non mi mancava nulla ma forse non si sono resi conto che la cosa di cui avevo più bisogno era il loro amore e affetto. Ho sempre cercato di rispettarli anche se crescendo ribolliva in me un sentimento di rabbia inconsapevole nei loro confronti. Sono cresciuta prima del tempo, dopo la separazione non andavo più bene a scuola, ero molto aggressiva e strafottente.

Ho sofferto in silenzio. Ho tenuto tutto dentro.

All’età di 33 anni credevo di aver ormai metabolizzato la separazione dei miei genitori. Solo ora che ho iniziato a Viaggiarmi Dentro ho consapevolizzato che molti blocchi che mi porto dietro da sempre provengono dalla mia infanzia e da quel periodo.

Il blocco maggiore riguarda l’amore. Mi risulta difficile accettare l’amore come un sentimento puro e leggero. Sono sempre inconsapevolmente “chiusa a riccio“. La mia corazza è dura da abbattere. Vivo con la sensazione di non meritare amore e l’amore che provo per qualcuno non è mai del tutto spontaneo perchè vivo costantemente la paura dell’abbandono da parte degli altri.

Spesso non ci rendiamo conto di quanto i bambini siano spugne e assorbano i comportamenti degli adulti. Anche se sembrano immersi nei loro giochi i bambini percepiscono tutto. Gli umori, la tristezza, la felicità e la rabbia.

Li crediamo bambini quando a volte sono più adulti di noi.

Per quanto la situazione possa essere difficile e drastica salvaguardate i figli dai litigi, dalle urla (anche verso di loro), impariamo a guardarli come dei piccoli adulti. Non fategli mai mancare l’appoggio, l’incoraggiamento, ma sopratutto l’amore. Siate sempre sinceri e non pensiate mai: Tanto sono bambini! Dai 0 ai 7 anni un bambino assorbirà dai vostri comportamenti e dalla realtà che lo circonda tutto quello che servirà a formare il suo carattere. Traumi, paure, dolori saranno parti indelebili della loro esistenza.

I figli non vi odieranno mai per esservi scelti un’altra vita. Anzi spesso una vita costretta tra genitori infelici li rende ancora più tristi. Ricordate sempre che la vostra felicità è anche la quella dei vostri figli.

Quando nella relazione non c’è più amore

Vivere una relazione in assenza di amore ci toglie vitalità e gioia di vivere.

L’abitudine prende il posto dell’amore.

Dentro di noi sappiamo di non amare più il partner. Non siamo più motivati e viviamo il rapporto come un fastidio nel quale siamo costretti a confrontarci quotidianamente. Un fastidio legato ai difetti dell’altro che mano a mano si ingigantiscono nella nostra mente, un fastidio legato a noi stessi che ci sentiamo inermi di fronte all’evidenza e all’impossibilità apparente di cambiare le cose.

Eppure nonostante tutto noi rimaniamo lì, a sperare che le cose cambino, riusciamo addirittura a vedere il rapporto da prospettive improbabili e quasi felici, che spengono il rumore della mente e ci portano un’po di pace, ma è una tranquillità destinata a durare poco.

Mandiamo avanti una relazione che non ci appaga più, i litigi frequenti si sono fatti spazio quasi come un pretesto per tenersi lontani. Mettiamo a tacere la nostra sofferenza per il bene degli altri.

Eppure pensiamo che nonostante tutto magari in giro c’è di peggio e che tutto sommato il partner che abbiamo ci da fiducia e appaga il nostro senso di stabilità.

Intanto noi andiamo avanti. Con il groppo allo stomaco facciamo finta che va tutto bene, immaginiamo e sogniamo storie d’amore da film, ricordiamo i tempi della scuola, vorremo tanto assaporare di nuovo quell’aria di leggerezza e di innamoramento che una vera relazione d’amore ti da.

Siamo consapevoli che la situazione che stiamo vivendo non porta alcun beneficio ad entrambi eppure stiamo lì. Fermi, senza prendere una decisione. Ci facciamo andare bene la situazione per figli, parenti, genitori, amici, cani, gatti e via dicendo.

Ci ripromettiamo di valutare la relazione sotto altro punti di vista, tutti tranne quello più importante. Se non è amore allora cos’è? La mente vuole deviarci. Il cuore sa sempre dove portarci.

Quando la mente dice sì, il cuore dice no.

Quando si va incontro all’amore vero si apre una strada di felicità assoluta. Tutti meritiamo l’amore vero.

La ricerca della propria felicità è spesso vista come una forma di egoismo. Vi è la credenza che per vivere una relazione felice bisogna scendere a compromessi, mandare giù bocconi amari e non fare altro che piegarsi a convinzioni spesso dettate da persone che, pur vivendo la nostra stessa situazione, cercano di creare scuse e aneddoti per non guardare in faccia la realtà.

Viaggiarsi Dentro è il primo passo per amare se stessi.

L’amore perfetto per ognuno di noi esiste. Se smettiamo di cercarlo stando con la persona sbagliata non arriverà mai.

Và dove ti porta l’amore

La paura di amare e lasciarsi andare.

Forse un passato di delusioni, un’infanzia di traumi e sofferenze, poco amore da parte dei genitori fa si che crescendo vediamo l’amore come una cosa inafferrabile e che non ci appartiene del tutto.

La vediamo come una cosa distaccata da noi stessi. Facciamo fatica ad amarci poichè siamo stati i primi a non essere sufficientemente amati. Senza dare colpe a nessuno portiamo questo fardello sulla schiena che, quasi per abitudine, a fatica lasciamo andare.

Ci confrontiamo quasi quotidianamente con persone desiderose di donarci amore, ma il nostro muro invisibile è sempre davanti a noi. “Grazie per l’amore che mi doni, ma io sto bene al mio posto.” Questo è ciò che sentiamo.

Ci siamo costruiti un fortino di apparenti sicurezze, incrollabile ai nostri occhi, dove sappiamo che nel suo interno noi siamo al sicuro.

Con fatica permettiamo alle persone di entrarvi, perchè nel nostro piccolo mondo si celano le nostre più profonde paure ed insicurezze che difficilmente facciamo emergere.

Ma è proprio chi riesce ad entrare li dentro è destinato a rimanerci per sempre. Amare una persona sensibile credo non sia facile. A volte risultiamo complicati, freddi e taciturni.

In realtà è solo un modo per dire “ho bisogno di te” ma non riusciamo ad esprimerlo verbalmente e ad ammetterlo, perchè rimaniamo ancorati al nostro fortino che trattiene le nostre emozioni più vere al suo interno.

Alle persone sensibili come me chiedo di avere CORAGGIO di lasciarsi andare. Pensare che comunque vada una relazione, sia nel bene o nel male, dobbiamo dare alle persone la possibilità di vederci e amarci anche per le nostre più grandi debolezze ed insicurezze.

Non abbiamo scelto noi di essere così. Vivere nella paura costante di soffrire e rimanerci male ci toglie una grandiosa opportunità. Quella di amare incondizionatamente.

Qualsiasi cosa ci accade se viviamo nell’amore non sbaglieremo mai.

E noi di amore ne abbiamo da darne. Non dobbiamo lasciare che le delusioni del passato ci facciano amare le persone a metà. Siamo amati sopratutto per la nostra sensibilità, ci meritiamo l’amore in ogni sua forma.

Se trovate la persona che con amore mette alla prova le vostre apparenti sicurezze, lasciatela entrare nel vostro cuore, non è li per annientarvi, anzi è li per scoprire la parte più vera di voi. Desiderosa di vedere cosa c’è al di la del muro vi tenderà una mano quando starete per crollare e vi aiuterà a realizzare la migliore versione di voi stessi. La più autentica. E vi amerà follemente per questo.

Siamo immersi nella routine

Spesso non ce ne rendiamo conto ma troppo spesso succede che le nostre giornate siano l’una la fotocopia dell’altra.

Sveglia presto, corsa al lavoro, pausa caffè, di nuovo al lavoro, lezione in palestra, spesa, fare la cena, tv e andare a dormire.

Passiamo la maggior parte del nostro tempo a lavorare e ahimè se non abbiamo la fortuna di fare il lavoro dei nostri sogni o qualcosa che ci soddisfi pienamente rischiamo di diventare schiavi della routine.

Pensieri, bollette da pagare, scadenze, figli, mutui ecc..tutto fa da contorno e proiettano la nostra mente altrove, ma sopratutto ci impediscono di chiederci:

Ma io dentro tutta questa routine..dove mi trovo?

A volte mi capita di avere la percezione di vivere la vita di qualcun altro. E’una sensazione molto strana, non è come identificarsi fisicamente in qualcun altro ma è piuttosto un non sentirsi padrona del proprio tempo.

Credo che ci sia una via d’uscita a questo meccanismo autodistruttivo per l’essere umano. Spesso la paura del fallimento ci tiene ancorati a vivere una vita che inconsapevolmente ci logora dentro. La via d’uscita non è prendere decisioni azzardate ma bensì iniziare a chiedersi:

In quale ambito sento di potermi esprimere al meglio? Che lavoro potrei fare per ore senza rendermi conto del tempo che passa?

Può essere anche un sogno nel cassetto, una passione mai coltivata o qualsiasi cosa che metta noi stessi al centro delle nostre giornate, anche solo per un’ora.

Trovare ciò che ci fa stare bene con noi stessi ci aiuta ad esprimere la nostra creatività e alleggerire la mente dai pensieri.

La nostra vita non deve essere una routine fatta solo di lavoro e impegni, cerchiamo in noi stessi qualsiasi cosa che ci faccia sentire bene ma che allo stesso tempo ci avvicini sempre di più ai nostri desideri.

Inseguire il lavoro dei propri sogni o i nostri desideri più profondi, è la via d’uscita da una vita che non sentiamo appartenerci del tutto.

Io ho scoperto un’po per caso che mi piace scrivere articoli. Ho sempre pensato però di non esserne in grado, sopratutto perché è difficile scrivere cose interessanti e grammaticalmente corrette e, non avendo competenze informatiche avanzate, pensavo di non riuscire nemmeno a crearmi un blog

Quando dal pensiero sono passata all’ azione, cercando di non ascoltare le mie paure, ho iniziato a buttare giù 2-3 articoli di getto senza pensare al dopo. Lo facevo perché mi piaceva farlo.

Ed e così che è nato il mio blog Mi Viaggio Dentro. Per me è un auto terapia, attraverso i miei articoli ripercorro quei “passaggi” fatti di paure e insicurezze, che attraversandoli, mi hanno permesso di iniziare a vedere un’po di luce nelle mie giornate.

Perché siamo invidiosi della felicità e del successo altrui.

A chiunque è capitato di provare invidia, anche “sana” verso i successi o la vita altrui.

Spesso ci siamo detti: Ha ottenuto quel lavoro perchè aveva le conoscenze giuste.. Ha comprato casa perchè i soldi non gli mancano.. La sua fortuna è stata l’aver ricevuto l’aiuto di.. Non ha sicuramente i problemi che ho io..

Ma non pensiamo mai: Se ce l’ha fatta lui/lei posso farcela anche io!

Spesso proviamo invidia perché vediamo nelle vite degli altri qualcosa di tanto sperato che non è ancora avvenuto o stenta ad arrivare, nella nostra esistenza.


Un amore speciale, la casa dei sogni, l’aumento di stipendio, un matrimonio, viaggi e così via. Un esempio inoltre molto diffuso è l’invidia per il successo in termini di denaro.

Il denaro e la fama in qualsiasi ambito della vita è soggetto ad invidie. Si è portati a pensare che chi ha sbarcato il lunario ha avuto una serie di eventi e fortune a lui favorevoli, l’impegno, la bravura e la costanza invece passano a volte in secondo piano.

Provare invidia è un sentimento umano, ma che invece di farci proiettare sul nostro personale percorso e sulle nostre capacità ci spinge a focalizzarci e giudicare quello altrui. Come se opinare le fortune di qualcun altro ci aiutasse a concretizzare i nostri obbiettivi.

Bisognerebbe partire dal presupposto che ogni essere umano incontra delle difficoltà nella vita, sia di lavoro,che in famiglia oppure di salute e noi non dovremo focalizzarci solo sul fine (successo) ma cercare di comprendere che probabilmente, nelle loro vite, ci sono altri aspetti della vita dove il successo è venuto a mancare o non si è mai concretizzato.

Non è detto che la persona a cui invidiamo il successo e la notorietà, in altri ambiti personali abbia la stessa fortuna.

I social sono la prova evidente di quanta invidia si nasconde dietro a commenti tristi ed offensivi, nei confronti di chi ha avuto successo, non c’è niente di male nell’avere fortuna nella vita, a chi non piacerebbe?

Il problema è che per la mente risulta più facile e comodo arrendersi alla prima difficoltà, accantonare ogni altro tentativo, dando poi colpa alla sfortuna o alla mancanza di risorse.

Quante storie abbiamo sentito di persone che dal nulla e senza demordere hanno creduto nei loro sogni ed hanno avuto successo? Anche con questi esempi positivi di ispirazione, la nostra mente cerca sempre di trovare un “appiglio”che ci porta a giudicare e credere che il loro successo sia stato solo un caso di fortuna.

E’ l’impegno, la fiducia e la costanza a portare a grandi risultati. Se non siete voi i primi a crederci chi altro dovrebbe farlo al posto vostro?

Le difficoltà esistono per permetterci di evolvere. Iniziamo a Viaggiarci Dentro e trovare il nostro potenziale. Condividiamo il nostro percorso affinchè sia di ispirazione per gli altri. Aiutiamo chi è in difficoltà a non smettere di crederci.

Spreco alimentare. Cibo e denaro gettati nella spazzatura.

Oggigiorno i supermercati sono sempre più stracolmi di alimenti a breve scadenza, per ogni singolo prodotto che troviamo nel banco frigo, ci sono almeno 5 marchi differenti.

Io spesso mi chiedo.. ma chi la mangia tutta questa roba? E sopratutto se non viene venduta che fine fa?

I prodotti freschi al 50% di sconto sono un po’ come le mele con il buco o un po’ ammaccate. Sono più difficili da vendere. Io sono una grande sostenitrice dei prodotti in scadenza nel banco delle offerte. Li acquisto senza pensarci due volte, primo per cercare di evitare che questi prodotti finiscano dritti nella spazzatura, secondo perché comunque risparmiare denaro non mi dispiace affatto.

Alcune volte nei ristoranti o nei bar mi capita di vedere come quante persone ordinano cibo e ne lasciano spesso metà nel piatto. Nessuno è obbligato a finire ciò che ordina, magari il più delle volte è la qualità del cibo a non piacere, però si tratta comunque di uno spreco di cibo.


Un esempio su tutti sono le formule “all you can eat” . Il prezzo fisso fa si che molte persone ordinino a sproposito ed in molti casi il cibo rimane avanzato nel piatto. Non a caso molti ristoranti per far fronte a queste abitudini errate dei consumatori, applicano un sovrapprezzo per il cibo avanzato.

Sostengo le iniziative di alcuni ristoranti che permettono di portarsi il cibo avanzato a casa. Le persone non dovrebbero temere il giudizio altrui, poiché se diventasse una regolare abitudine,ci sarebbe anche in questo caso, meno cibo gettato nella spazzatura.

Acquistare cibo in scadenza o portare a casa gli avanzi non è una cosa da “poveracci”.

Educhiamo i nostri figli ad avere rispetto del cibo.

Da piccola sono stata cresciuta con l’abitudine di finire il cibo che avevo nel piatto. Allora non capivo l’insistenza dei miei genitori nel trasmettermi questa “regola” poiché in fin dei conti a me piaceva mangiare e non mi risultava difficoltoso.

Per evitare lo spreco di cibo faccio la spesa più di una volta a settimana comprando solo ciò che mi serve per uno o due giorni al massimo. Evito di fare la spesa una volta al mese perché mi sono accorta in passato, che il cibo fresco che acquistavo, la maggior parte delle volte sono stata costretta a consumarlo oltre la scadenza.

Fare la spesa frequentemente durante la settimana porta via più tempo però mi aiuta a gestire meglio le scadenze ed evitare sprechi, sia di cibo che di denaro.

Relazioni affettive e fiducia. Come il passato influisce sul momento presente.

Quando abbiamo a che fare con il dolore molto spesso ci risulta difficoltoso elaborarlo. Si tende ad andare avanti, a lasciare che il tempo curi le nostre ferite, si spera che prima o poi tutto passi..

E’ quello che ho sempre fatto nella mia vita prima di imparare a Viaggiarmi Dentro. Relazioni finite male, conflitti con i genitori, parole che per lungo tempo sono state pesanti come macigni, provavo rancore, mi chiudevo in me stessa e provavo ad accantonare il dolore da qualche parte, nella mia mente, tanto da riuscire a volte a dimenticarmene pur di stare bene.

Ma il dolore, o ferite emotive come piace chiamarle a me, se non vengono elaborate prima o poi riaffiorano. Un’po come avvicinarsi ad una pozza di benzina con un fiammifero acceso.

La ferita emotiva che più mi ha accompagnato nella mia esistenza è la mancanza di fiducia, sopratutto nelle relazioni amorose.

In passato sono stata tradita, una dolore molto difficile da elaborare poichè ho sempre considerato il tradimento come una mancanza di rispetto. Nonostante avessi scelto la strada del perdono e della fiducia nei confronti di coloro che mi avevano ferito, mi era difficile dimenticare e mandare giù quel boccone amaro.

La mancanza di fiducia mi ha portato a vivere le relazioni in uno stato costante di allerta, un allarmismo sordo e presente nella mia mente, che mi metteva in guardia ogni qualvolta riuscivo a respirare aria di felicità e fiducia. Era come vedere sempre il pericolo dietro l’angolo anche quando non vi erano i presupposti perchè ci fosse.

La mia insicurezza riguardo alla fiducia del partner non dava alla relazione la giusta leggerezza, qualsiasi contrattempo mi metteva in allarme e non mi permetteva di vivere le giornate in maniera positiva. Il tradimento subito spegneva a poco a poco la fiamma dell’amore.

Quando incontri una persona che ti infonde sicurezza e sopratutto comprende il tuo stato emotivo causato da un passato di tradimenti non è semplice lasciarsi andare così senza pensarci. La modalità a riccio è sempre attiva. Dentro di noi sappiamo benissimo che è la persona giusta, che capisce le nostre insicurezze e i nostri cedimenti ma proprio per queste ferite emotive non usciamo dal nostro guscio con facilità.

Ma cosa vuol dire elaborare una ferita emotiva come la mancanza di fiducia?

Significa essere consapevoli che la mancanza di fiducia negli altri è in primis una mancanza che abbiamo verso noi stessi. Ciò che cerchiamo negli altri è inconsapevolmente qualcosa che non abbiamo riconosciuto appieno nella nostra vita interiore.

Avere fiducia in se stessi è qualcosa che per molti riguarda il passato e l’infanzia. Porta a non agire per paura di sbagliare. Ad avere paura delle conseguenze e a ricercare conferme all’esterno.

Da quando ho compreso che la radice del mio problema era la mancanza in fiducia in me stessa ho iniziato a chiedermi cosa potessi fare per acquisirne di più. Ho pensato che se qualcuno dovesse tradire ora la mia fiducia o le mie aspettative riguardo ad essa, non mi sentirei più la diretta responsabile, non avrei i sensi di colpa che in passato mi stravolgevano lo spirito.

Semplicemente cercherei di dare un significato al dolore e vedere la situazione da un’ altra prospettiva. Qualsiasi cosa arriva nella mia vita ha un significato. Se un’altra persona dovesse “tradirmi”in altri ambiti, lavorativi, sociali e non, sicuramente potrei starci male come è umano che sia, ma affronterei il dolore chiedendomi: In quale parte di me manca ancora fiducia?

Questo ragionamento è molto difficile da capire poichè per la nostra mente è più immediato e facile elaborare il dolore come esperienza negativa irresoluta riversando sentimenti come rabbia e rancore nei confronti della persona che ci ha causato il dolore.

La mente non vede vie d’uscita se non etichettare o “eliminare” la persona dalla nostra vita. L’elaborazione del dolore è un processo delicato e soggettivo. Ogni individuo ha il libero arbitrio di scegliere la modalità con cui affrontarlo.

Viaggiandosi dentro è possibile trovare una soluzione che ci sgancia dal passato e ci permette di vivere in maniera più autentica e leggera.

Perdonare se stessi è il primo passo per perdonare gli altri.

La fretta di raggiungere un obbiettivo spesso porta a delle deviazioni di percorso.

Siamo sempre di fretta.

Fretta di andare al lavoro.

Fretta di uscire.

Fretta di arrivare in tempo.

Fretta di chiudere un affare.

Fretta di prendere una decisione.

Fretta di avere successo.

Il buon detto la fretta e’una cattiva consigliera dovrebbe spingerci a rallentare. Invece siamo sempre impazienti, proiettati nel futuro e nelle aspettative. Sempre così di fretta che non ci godiamo il momento presente e le piccole gratificazioni. Vogliamo sempre tutto e subito.

Se le cose non vanno nella direzione che vogliamo cadiamo nello sconforto quasi immediatamente. Pensiamo di non valere abbastanza, di non aver le carte in regola, di aver intrapreso una strada forse per noi sbagliata.

Ogni tanto è bene fermarsi e osservare ciò che accade anche se non è ciò che desideriamo in quel momento. Che si tratti di una sconfitta o un successo fermiamoci. E ringraziamo. Perché qualsiasi cosa arriva nella nostra vita fa parte del nostro percorso terreno.

Un successo o un traguardo ci permette di avere più fiducia in noi stessi, di acquisire maggiore sicurezza e di comprendere di essere sulla strada giusta.

Un insuccesso o una deviazione di percorso può aiutarci a comprendere di avere qualche “carenza” nel modo in cui valutiamo noi stessi. Il non fare abbastanza e il poco impegno sicuramente non porta ai risultati sperati. Ma anche il poco valore che diamo alla nostra persona può portare la vita a presentarci situazioni difficoltose per far sì che o ci ”svegliamo” e comprendiamo di avere un valore o cadiamo del tutto.

In qualsiasi cosa voi crediate, che sia un progetto, una nuova opportunità di vita o un sogno non impegnatevi a metà. Non fermatevi alla prima difficoltà. Credeteci con tutto voi stessi dal profondo del cuore.

Se siete sulla strada giusta del vostro cuore niente e nessuno potrà fermarvi.

Le difficoltà servono a Viaggiarsi Dentro.

A capire che nessuno è meglio di nessun altro. Ognuno di noi ha un sentiero personale da seguire. C’è chi lo percorre prima, chi dopo, chi mai..

Se in questo momento della vostra esistenza state inseguendo qualcosa e’perché vi siete guardati dentro e avete ascoltato i vostri veri desideri.

Tutto fa parte dell’evoluzione. Sta a voi decidere se fermarvi o iniziare a camminare verso ciò che sentite più in risonanza con la vostra vera essenza.

Ascoltarti e Viaggiarsi Dentro è il primo passo per trovare ciò che è destinato a voi.

Destinazione Thailandia. Evitare di fare i trekking con l’elefante. Ecco perché.

Sono stata in Thailandia per ben 2 volte negli ultimi 2 anni. Inutile dire che è un paese stupendo che vale la pena di visitare. Ci sono un sacco di attività per tutti i gusti, e tra queste, purtroppo vi sono i Trekking con gli elefanti.


Dico purtroppo perché gran parte di questi Tour, sopratutto quelli gestiti dai locali non hanno a cuore la salute psicofisica degli elefanti, succede spesso che questi ultimi vengano tenuti legati per diverse ore, se non per intere giornate, ad una catena cortissima o addirittura vengono reclusi in recinti talmente stretti che portano l’elefante a sviluppare comportamenti ripetitivi, come girare su se stesso o muovere nervosamente la testa, tutto questo a causa dello stress. Per vedere queste scene non serve andare dietro le quinte di queste realtà basta noleggiare uno scooter e farsi un giro tra le colline.

Ho visto situazioni veramente tristi. Turisti per lo più orientali presi dall’euforia di salire in groppa all’elefante, scattarsi mille selfie e video, noncuranti che forse quel giro “in giostra” alimenta una forma di turismo che non rispetta gli animali.

Fortunatamente vi sono altre realtà più felici in Thailandia per gli elefanti. Uno dei tanti centri di recupero per elefanti lo potete trovare nella zona nord di Phuket, si chiamaElephant jungle Sanctuary”. Una vera e propria oasi di pace per gli elefanti che vengono spesso recuperati da situazioni di maltrattamento e denutrizione e vengono accuditi con rispetto e amore.

Non viene effettuato nessun tipo di trekking a scopo lucrativo. Se volete visitare questi luoghi avrete l’occasione di fare un bagno con gli elefanti e di vedere come le strutture si prendono cura di loro.

Un piccolo accenno vorrei farlo anche per quanto riguarda i tour per andare a vedere le tigri. Stessa identica situazione. Tigri sedate per scattare fotografie ricordo e permettere ad adulti e piccini coraggiosi di accarezzare la tigre e portarsi a casa orgogliosi la foto trofeo.

Se avete a cuore gli animali non alimentate questo tipo di turismo. Cercate piuttosto altre realtà dove anche grazie al vostro contributo non andate ad arricchire le tasche di coloro che li detengono in condizioni precarie, ma garantirete un’esistenza serena e dignitosa agli animali.